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emoZone è la prima mostra istituzionale in Italia di Manfred Pernice (Hildesheim, 1963). Nei saloni al secondo piano di Palazzo Caracciolo d’Avellino una selezione di opere dalla Collezione della Fondazione Morra Greco sono presentate per la prima volta insieme. Al terzo piano della Fondazione, un nuovo progetto site-specific, concepito in dialogo con momenti dall’architettura militare di Castel Sant’Elmo, si estende attraverso tutta la lunghezza dell’ambiente espositivo. L’installazione posizionata al terzo piano dà il titolo alla mostra. Concepita come uno spazio scultoreo a carattere immersivo, emoZone include opere di nuova produzione accanto a corpi di lavoro da serie preesistenti come meinfeld/anticorpi (2023).
Tra i marchi di fabbrica di Pernice, tra cui ricordiamo serie di lavori come i “Dosen” (cans), “Stapelungen” (piles), “Casetten” (casettes), and “Barrieren” (barriers), le opere in mostra al secondo piano segnano alcuni momenti salienti all’interno della pratica artistica trentennale di Pernice. Ripercorrendo l’articolazione formale e compositiva del suo linguaggio scultoreo, brani storici come Dresden, 1997, o Bianca, 2010, sono posti in dialogo con gli spazi storicamente stratificati della Fondazione. Attraversando più di un decennio di produzione, altre installazioni, come Restepfanne, 2002, interagiscono con il contesto istituzionale giocando con strategie di display e alterando il percorso di mostra.
Al terzo piano, partendo dall’intenzione di disturbare, con interferenze, una comfortzone, il titolo dell’installazione evoca l’idea di una zona a statuto speciale, un campo di forze che gli spettatori sono chiamati ad attraversare fisicamente ed emotivamente. emoZone, come altri progetti quali“… RINO (mostra con Martin Städeli nel 2011, dedicata alla figura dello scultore Marino Marini), fiat(lux) (mostra allo IAC Villeurbanne nel 2013, riferita al marchio di auto italiane all’omonima espressione latina), o >accrochage< (accrocchio disordinato), è una mossa linguistica che, partendo da un pretesto materiale e figurato, mette in discussione l’atto del mostrare.
Intervenendo su opere esistenti (anticorpo 1, 2024–2026), insieme ad altre prodotte per l’occasione, emoZone si configura come un’area di gioco e relax che allude agli spazi commerciali di bookshop e bar all’interno dei musei. Oltre questo campo, una serie di sculture ispirate ad architetture difensive si stagliano nello spazio, riassumendo il paradosso della contemporaneità: flussi di persone, beni e valori costantemente regolati e negoziati, dietro i quali persistono pulsioni latenti di attacco e difesa.
Il progetto di mostra costituisce un punto di snodo della familiarità pluridecennale dell’artista con la città partenopea e con la Fondazione, che fin dai suoi esordi ha prestato particolare attenzione al lavoro di Manfred Pernice.
