28.11.2025 \\ 7.12.2025
La mostra “Opere su carta, Ephemera e Oltre. In più atti” concepita dalla Fondazione Morra Greco come un percorso allestitivo in costante mutazione, presenta il suo terzo atto: “Il corpo surriscaldato è una fabbrica sottopelle”, che inaugurerà venerdì 28 novembre alle ore 17:00.
Questo nuovo capitolo è il risultato della ricerca e del laboratorio di curatela partecipata che ha coinvolto il gruppo “Extralab” di studentesse e studenti del Biennio di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, con la supervisione del docente Rino Squillante.
In questo contesto, le ragazze e i ragazzi hanno potuto esplorare il significato profondo del “curare” una mostra, inserendosi in un percorso espositivo dinamico ispirato al gioco surrealista del cadavre exquis, dove ogni atto genera una nuova scoperta e un inedito punto di vista.
Attingendo interamente dalla Collezione della Fondazione Morra Greco, il percorso intreccia opere su carta, disegni e acquerelli, ma anche installazioni e multipli: una selezione che richiama l’estetica dell’archivio con l’intento di trasformarlo da deposito statico in un luogo vivo e pulsante.
Il corpo come punto di partenza: dall’opera al burnout
Il fulcro del riallestimento operato dal gruppo di studentesse e studenti è l’opera “Ohne Titel (der Körper unter der Haut ist eine überhitzte Fabrik)” – “Il corpo sottopelle è una fabbrica surriscaldata” – dell’artista danese Henrik Olesen, una suite fotografica che indaga la relazione tra il concetto di corpo e di repressione sociale.
Partendo dall’opera di Olesen, il giovane gruppo curatoriale eleva il corpo a metafora di una “fabbrica surriscaldata”, costantemente sollecitata oltre la soglia dei propri limiti. Se storicamente le istituzioni disciplinari ed educative miravano alla docilità e all’automatismo dei corpi, oggi la società neoliberale ha interiorizzato tale meccanismo in una pervasiva logica di auto-sfruttamento. Le opere esposte non si focalizzano su un adesione ad un’obbedienza esterna, quanto piuttosto sull’esito patologico di questa pressione sociale: il burnout, punto di rottura della “fabbrica” interiore, implosione della soggettività produttiva per esaurimento.
Descrivere la Memoria Corporea
Il nuovo allestimento si configura come un’indagine più intima. Il giovane gruppo curatoriale invita a percepire il corpo come un grande archivio, al cui interno muscoli e nervi custodiscono una memoria inconsapevole che registra gesti e comportamenti sociali che, replicati ogni giorno, si strutturano in abitudini invisibili creando automatismi robotici. Ed è in questa zona d’ombra che si inserisce l’opera d’arte, come un lampo capace di frantumare la routine quotidiana.
Riprendendo la visione radicale di Antonin Artaud, l’opera esposta non è un semplice oggetto da contemplare ma una vera e propria strategia di sopravvivenza. L’opera interrompe la catena di montaggio della produzione continua, liberando l’energia compressa e permettendo al corpo di riscrivere il canovaccio della memoria corporea, aprendo la strada all’immaginazione di nuovi e possibili modi di abitare il mondo.
La mostra si conclude non con risposte definitive, ma con un invito a riflettere, lanciando al pubblico domande aperte e risonanti.
Quali storie inattese si collegano tra le opere?
Quali storie inattese si collegano tra le opere e gli spazi?
Quali storie si relazionano tra le opere e il vissuto di chi le osserva?
Informazioni per il pubblico
Periodo di apertura: 28 novembre – 7 dicembre 2025
Giorni e orari: giovedì, venerdì e sabato, 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Ingresso sempre gratuito.
Progetto cofinanziato con risorse FSC 2021/2027, DGR 616 2024 – Piano Strategico Cultura e Turismo 2024/2025, Progetto Global Forum – Mostre d’arte contemporanea EDI 2025.

