12.03.2026 \\ 04.07.2026

La mostra

emoZone” è la prima mostra istituzionale in Italia di Manfred Pernice (Hildesheim, 1963). Nei saloni al secondo piano di Palazzo Caracciolo d’Avellino una selezione di opere dalla Collezione della Fondazione Morra Greco sono presentate per la prima volta insieme. Al terzo piano della Fondazione, un nuovo progetto site-specific, concepito in dialogo con momenti dall’architettura militare di Castel Sant’Elmo, si estende attraverso tutta la lunghezza dell’ambiente espositivo. L’installazione posizionata al terzo piano dà il titolo alla mostra. Concepita come uno spazio scultoreo a carattere immersivo, “emoZone” include opere di nuova produzione accanto a corpi di lavoro da serie preesistenti comemeinfeld/anticorpi” (2023).

Tra i marchi di fabbrica di Pernice, tra cui ricordiamo serie di lavori come i “Dosen” (cilindri), “Peilung” (sistema di orientamento), “Kasetten” (contenitori), and “Barrieren” (barriere), le opere in mostra al secondo piano segnano alcuni momenti salienti all’interno della pratica artistica trentennale di Pernice. Ripercorrendo l’articolazione formale e compositiva del suo linguaggio scultoreo, brani storici come “Dresdner Stollen”, 1997, o “Bianca”, 2010, sono posti in dialogo con gli spazi storicamente stratificati della Fondazione. Attraversando più di un decennio di produzione, altre installazioni, come “Restepfanne”, 2002, interagiscono con il contesto istituzionale giocando con strategie di display e alterando il percorso di mostra.

Al terzo piano, partendo dall’intenzione di disturbare, con interferenze, una comfortzone, il titolo dell’installazione evoca l’idea di una zona a statuto speciale, un campo di forze che gli spettatori sono chiamati ad attraversare fisicamente ed emotivamente. “emoZone”, come altri progetti quali Fiat alla Künstlerhaus Stuttgart (1997), Tutti alla Salzburger Kunstverein (2010), … RINO (con l’artista Martin Städeli nel 2011 dedicata allo scultore Marino Marini) o >accrochage< (2021), è una mossa linguistica che, partendo da un pretesto materiale e figurato, mette in discussione l’atto del mostrare.

Intervenendo su opere esistenti (anticorpo 1, 2024–2026, Brücke 2, 2017–2026, o Lulu – Cassette, 2016), insieme ad altre prodotte per l’occasione, “emoZone” si configura come un’area di gioco e relax che allude agli spazi commerciali di bookshop e bar all’interno dei musei. Oltre questo campo, una serie di sculture ispirate ad architetture difensive si stagliano nello spazio, riassumendo il paradosso della contemporaneità: flussi di persone, beni e valori costantemente regolati e negoziati, dietro i quali persistono pulsioni latenti di combattimento e difesa.

Il progetto di mostra costituisce un punto di snodo della storia pluridecennale dell’artista con la città partenopea e con la Fondazione, che fin dai suoi esordi ha prestato particolare attenzione al lavoro di Manfred Pernice.

Manfred Pernice in dialogo con EDI Global Forum – Terza Edizione

Il lavoro di Manfred Pernice si collega al tema della terza edizione di EDI Global Forum osservando le immagini che abitano il nostro quotidiano urbano. Dissuasori in cemento, fioriere, recinzioni da cantiere, panchine e altre infrastrutture temporanee — elementi che normalmente passano inosservati — diventano segni da guardare con attenzione. Portando in primo piano ciò che resta sullo sfondo, Pernice mette in evidenza la carica ideologica e le logiche che regolano lo spazio pubblico, la regolamentazione dei flussi di beni e persone e le logiche di controllo e valorizzazione economica.

Biografia dell’artista

Manfred Pernice (Hildesheim, 1963) vive e lavora a Berlino. Fin dagli anni Novanta, la sua ricerca abita il confine tra scultura, architettura e ingegneria civile, utilizzando materiali industriali come truciolato, cartone e cemento. Le sue strutture modulari richiamano infrastrutture urbane e sistemi di packaging, mettendo in discussione il modo in cui gli oggetti organizzano lo spazio e la nostra percezione quotidiana. Il suo lavoro è un’indagine profonda sul modo in cui gli oggetti vengono presentati, conservati e organizzati nello spazio: le sue opere operano spesso come moduli di sistemi più ampi, mettendo in discussione la nostra percezione dei luoghi che attraversiamo quotidianamente. Questo percorso lo ha portato ad esporre in istituzioni di riferimento come il Museum Ludwig di Colonia (2007), la Secession di Vienna (2010), la Haus der Kunst di Monaco (2013) e il Kunstmuseum St. Gallen (2016).

Protagonista indiscusso della scena globale, Pernice ha partecipato a tappe fondamentali della storia dell’arte contemporanea, tra cui la Biennale di Berlino (1998), Manifesta 3 (2000), Documenta 11 (2001), la Biennale di Venezia (2001 e 2003) e Skulptur-Projekte Münster (2007). Attraverso le sue installazioni, l’artista trasforma la materia grezza in una riflessione colta e complessa sul paesaggio contemporaneo.

Progetto cofinanziato a valere sulle risorse FSC 2021-2027, DGR 616 2024. Piano Strategico Cultura e Turismo 2024/2025 – Progetto Global Forum Mostre d’arte contemporanea EDI 2025.